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venerdì 11 novembre 2016

Bianchi Giada


Inizio la raccolta delle biciclette che ho restaurato con un lavoro che mi ha dato particolari soddisfazioni soprattutto per la qualità del risultato finale. Non è la prima bicicletta vecchia sulla quale ho messo le mani ma è l'ottimo risultato di un lavoro commissionatomi dall'amico Michele, entusiasta delle linee ma anche della leggerezza e fluidità di una Bianchi Giada di proprietà di un altro amico, Giacomo, oggetto di un restauro conservativo a cui sicuramente dedicherò un post.

Settembre 2015

La storia è iniziata così: Michele, amico e meccanico di fiducia delle mie due ruote a motore, mi aveva portato una vecchia MTB Specialized a cui apportare alcune modifiche meccaniche per renderla più user frendly (mi rendo conto che è strano sentire di un meccanico che chiede ad altri di sistemargli la bici ma Michele ha una sorta di idiosincrasia verso la meccanica delle due ruote senza motore che fa il paio con la mia nei confronti delle motociclette e così ci completiamo). Al momento della consegna della MTB notò la Bianchi di Giacomo, parcheggiata nel mio garage in attesa del legittimo proprietario dopo essere stata restaurata, e volle provarla. Fu amore a prima vista, o meglio a prima pedalata e, visto che quella non era in vendita, mi incaricò di trovargliene un'altra uguale da sottoporre però a restauro totale (rimessa a nuovo). 
La prima azione fu ricercare in un raggio di poche decine di chilometri dal paese in cui risiedo, Buttrio, una vecchia bicicletta da donna Bianchi a bacchetta da restaurare (rigorosamente Bianchi, non voleva sentir parlare di altre pur dignitose marche) che non costasse molto. Ne trovai una nella vicina di Pavia (di Udine), in condizioni apparentemente dignitose pur avendo subito la sostituzione della sella e, cosa peggiore, la pitturazione con colore bianco di dubbia provenienza - sembrava pittura murale - di fanale, portapacchi, cestino e serratura antifurto. Notai subito l'assenza del logo sul manubrio e del tirante del freno anteriore, sostituito da un groviglio di fil di ferro dopo la sua rottura, e ciò mi permise di portarla a casa sborsando solo 40 euro. Per comprendere l'esiguità del prezzo basti considerare che in tutto il 2016 non sono riuscito a trovare neanche un rottame marchiato Bianchi a meno di 80 euro.












Ed eccola qui in tutto il suo splendore rugginoso. Purtroppo, nonostante il mio esame accurato in fase di acquisto, non avevo fatto caso alla forcella anteriore: era storta all'indietro, conseguenza probabile della rottura del tirante del freno anteriore e successivo impatto frontale, e la cosa metteva a serio rischio la buona riuscita dell'operazione. Di comperarne una dritta sul mercato dell'usato neanche a parlarne, difficile trovarne della misura corretta e comunque costavano mediamente come la bici intera, e quindi mi misi alla ricerca di una soluzione sul web. Trovai nel blog di un artigiano milanese purtroppo non più attivo, Orco Cicli, alcune immagini d'epoca che illustravano gli artifizi adottati dai meccanici anteguerra per raddrizzare telai e forcelle usando attrezzi di uso comune.

Quello nella foto è il metodo  che scelsi di utilizzare (applicato al contrario, ovviamente, visto che la forcella era storta all'indietro) con un certo patema d'animo, ma il risultato fu perfetto. 
Naturalmente prima di procedere al raddrizzamento avevo smontato la bici fino all'ultimo dado inventariando il tutto.

componenti accuratamente collocati su un tavolone
A questo punto io e Michele ci sedemmo a tavolino per valutare le azioni da intraprendere:
  • il telaio, la forcella, i parafanghi e il carter erano da sabbiare e verniciare;
  • il manubrio, i cerchioni, le bacchette dei parafanghi, la guarnitura, la serratura antifurto, il campanello, le forchette dei freni, i cilindretti e alcune parti del leveraggio freni erano da ricromare;
  • le manopole e la sella erano irrimediabilmente danneggiate e decidemmo di sostituirle;
  • decidemmo inoltre che la serie sterzo, i pedali, il fanale anteriore, il fanalino posteriore, la dinamo, i mozzi ruota e i raggi sarebbero stati puliti e lucidati e, in base ai risultati ottenuti, avremmo deciso se tenerli o sostituirli.
Dopo queste prime operazioni decidemmo che: 
  • veniva confermata la necessità di sabbiare e verniciare il telaio, la forcella e i parafanghi;
  • si sarebbe proceduto con la ricromatura di manubrio comprese bacchette, testa della forcella, reggi-fanale, forchette dei freni, cilindretti e alcune parti del leveraggio freni; la guarnitura sarebbe stata sostituita con una integra (pulendo la leva sinistra era emerso che non era originale Bianchi e di pessima qualità);
  • i cerchioni e le bacchette dei parafanghi sarebbero stati acquistati nuovi;
  • il fanale anteriore sarebbe stato sostituito con uno a led identico all'originale per forma e dimensioni;
  • la serie sterzo, i pedali, il fanalino posteriore, i mozzi anteriore e posteriore, il campanello, il movimento centrale, il canotto reggisella e diversi dettagli del leveraggio freni dopo la pulizia e lucidatura erano tornati come nuovi e furono mantenuti;
  • i raggi e i tiranti freni vennero puliti, levigati e riverniciati in nero;

Michele si prese l'onere di far sabbiare e riverniciare il telaio presso un suo amico carrozziere appassionato di restauro. A me toccò, come prima incombenza, la ricerca di un cromatore economico che individuai dopo diverse settimane grazie alla segnalazione di un amico. Misi i pezzi in una scatola di cartone e un sabato mattina di ottobre mi recai dal cromatore che si mostrò molto disponibile e mi fece un preventivo decisamente conveniente ma, mi disse, avrei dovuto aspettare circa un mese. Non avevo fretta e accettai. Dopo un paio di mesi e diversi viaggi a vuoto dal cromatore compresi che l'economicità derivava dal fatto che lui si limitava a cromare i pezzi che dovevano essere preparati dal committente! Proprio così, e un sabato mattina mi recai nel suo capannone per provvedere alle diverse attività propedeutiche alla cromatura vera e propria: prima il bagno in acido con procedimento elettrolitico per togliere tutto il cromo presente, poi lucidatura accurata di tutte le parti da cromare, indi isolamento tramite comune nastro da pacchi di tutte le parti da NON cromare e infine consegna all'artigiano che, bontà sua, dopo una decina di giorni mi fece avere tutti i miei bei pezzi rivestiti DI BEN 3 DECIMI DI MILLIMETRO DI CROMO, cosa che mandava a putt... tutti gli accoppiamenti di manubrio e leveraggi vari. Belli da vedere ma inutilizzabili. Si scusò dicendo che pensava con uno spessore così elevato la cromatura sarebbe stata più resistente. Trattenni a stento le doverose bestemmie e con grande pazienza impegnai altri due sabati mattina (eravamo giunti a dicembre e faceva un gran freddo in quel capannone) tra acido, soda caustica e levigatrici varie per riportare a ferro e rilucidare tutti i pezzi, preparandoli per un altro bagno galvanico. A titolo di risarcimento inserii però fra i pezzi da cromare, all'insaputa dell'artigiano, un'altra forcella di mia proprietà.
Questa volta il cromatore fece un buon lavoro e anche uno sconto, visto il tempo che avevo perso per causa sua, permettendomi di portare a casa il tutto per la modica somma di 60 euro, compresa la forcella in più. 
Mentre si evolveva la storia delle cromature stavo terminando un altro restauro conservativo di una bella bici svizzera con cambio al mozzo che avevo trovato in un granaio in Carnia. Neanche a dirlo Michele, curioso, volle provare quello strano cambio senza pacco pignoni nè deragliatore, che si poteva cambiare anche da fermi, e da lì scaturì la decisione di montare anche sulla sua Bianchi un aggeggio del genere. Per evitare manettini, fili e altre interferenze estetiche optò per un cambio kick-shift a due velocità Sturmey-Archer, di quelli che cambiano con un colpo di pedale all'indietro e, già che c'era, decise che anche il mozzo anteriore andava cambiato. Le ruote erano comunque da rifare quindi nessun problema e ordinai i pezzi. Fortunatamente arrivarono prima che il carrozziere iniziasse la sabbiatura, così risparmiammo dalla tortura il carter originale, nel quale non girava il nuovo mozzo posteriore, sostituito con uno moderno di forma e dimensioni simili ma con foro di alloggiamento predisposto per mozzi con cambio coassiale. La bicicletta venne ridipinta dello stesso nero del carter ma il conto del carrozziere fu comunque salato: 180 euro tra sabbiatura e verniciatura per un lavoro però impeccabile sotto tutti i punti di vista. Acquistai quindi i cerchioni, il fanale, le manopole, i gommini dei freni e i copertoni (Michele li voleva bianchi e neri) con relativa camera d'aria e paranippli. Trovai inoltre presso un rivenditore specializzato gli adesivi originali Bianchi, mentre cestino e portapacchi vennero cassati definitivamente.
La bici venne riassemblata rapidamente quasi senza difficoltà. Incontrai alcuni problemi a registrare correttamente la ruota posteriore poichè distrattamente avevo montato il movimento centrale con relativo carter senza provare l'accoppiamento del nuovo mozzo con la guarnitura che mi avrebbe evidenziato la necessità di allungare la catena, a causa del maggior numero di denti del pignone. Tale operazione sarebbe stata molto semplice in assenza del carter ma si rivelò alquanto problematica con il carter al suo posto, tanto che dovetti rismontarlo, allineare guarnitura e cambio e quindi reinstallarlo non senza proferire una discreta sequenza di improperi.
La sella se la comperò Michele seguendo le esigenze del suo fondoschiena ma mantenendo l'estetica delle selle originalmente montate su questo modello di bicicletta.
Per il tirante anteriore trovai una soluzione temporanea, in attesa del pezzo definitivo, adattando pezzi di freneria Bianchi che permettessero il funzionamento del freno pur generando alcune fastidiose vibrazioni. 
Come tocco finale aggiunsi una retina paraveste nera.
Il risultato lo potete ammirare qui sotto.
BlueFoto Buttrio
BlueFoto Buttrio

BlueFoto Buttrio

BlueFoto Buttrio

BlueFoto Buttrio

  

3 commenti:

  1. Ciao, bellissimo lavoro! mi sapresti dire di che anno è la bici? io ne ho una identica... grazie!

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    1. Approssimativamente anni 1960-1961, almeno stando alle informazioni reperite nel Registro Storico Cicli. Ma bisogna verificare con il numero di telaio, il mio è 1-03289

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    2. Ne ho una conservata non restaurata tenuta perfetta ed è quasi nuova. La bici era di mio suocero,apprezzo ma non ho interesse a tenerla,sono interessato ad altro per cui se uno la vuole. Posso mandare foto. santagatacelestino44@gmail.com

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